Le barriere a scuola non hanno giustificazione

Basta che mi avvertano

Alice (600 x 399)L’Università di Bologna è antica e le sue aule storiche, quelle situate in centro città, sono spesso inaccessibili, né è facile intervenire perché tutelate dai Beni Culturali (anche se poi spesso una soluzione, magari non ottimale, si trova grazie a ingressi secondari). Però molte delle nuove strutture sono state costruite con rispetto delle regole sull’accessibilità e quelli che Alice Greco ha incontrato, nei suoi quasi 4 anni di vita universitaria, sono stati più che altro ostacoli temporanei, causati soprattutto da problemi di tipo culturale. «Si verificano degli imprevisti, come quella volta in cui si è rotto l’ascensore, e chi dovrebbe si dimentica di comunicarmelo,» ci racconta Alice, la 24enne vice presidente della Sezione UILDM bolognese, affetta da una Distrofia Muscolare Congenita, laureata lo scorso novembre in Lingue e Letterature Straniere e attualmente iscritta al primo anno del biennio di specializzazione magistrale, al corso di Lingue, Società e Comunicazione. Studia  francese e spagnolo e ha già sostenuto un esame con ottimo esito, in Geografia delle Lingue. Ora si sta preparando alla sessione di esami estiva.

Ci racconti che barriere hai dovuto affrontare fin qui nella tua vita universitaria?

I corsi che frequento sono tenuti in due sedi. In quella più antica ho incontrato alcune difficoltà. Ad esempio, in alcune aule d’esame ci sono due o tre scalini per me insormontabili, e in passato ho dovuto chiedere al docente di uscire e incontrarmi in uno studio lì vicino. Durante l’appello ho chiesto talvolta ai compagni di corso, oppure a un assistente, di dire “presente” per conto mio.

Nell’altra sede invece tutto bene?

Normalmente sì, solo che l’ascensore che di solito utilizzo per accedere ai piani superiori si è rotto per un periodo. Quando è successo non sono stata avvertita e anche dopo che l’ho saputo nessuno è intervenuto per permettermi di tornare a frequentare il corso. Sono andata a parlare con i responsabili della portineria e l’Ufficio Disabili, e solo dopo i nostri colloqui, tutte le volte che è stato possibile la lezione che seguivo è stata spostata al piano terra. Noto che le persone coinvolte si stanno sensibilizzando sempre più. Ma ci sono stati altri casi simili in passato.

Ad esempio?

L’anno scorso mi trovavo al piano di sopra quando hanno tolto l’elettricità per un controllo, dimenticandosi di avvertirmi prima, per darmi il tempo di scendere con l’ascensore. Me ne sono accorta solo vedendo che l’ascensore non funzionava, e quando mi sono resa conto che l’attesa sarebbe stata lunga, ho coinvolto alcune persone per farmi portare giù dalle scale in braccio.

Cosa rappresenta questa dimenticanza?

Mancanza di sensibilizzazione, ad alcune persone non viene in mente che alcune situazioni mettono in difficoltà gli studenti in carrozzina. Poi però, a parte alcuni casi limite, come quello della docente che si è rifiutata di farmi utilizzare il registratore in classe nonostante sapesse che non riesco a scrivere abbastanza in fretta per prendere appunti, a parte questi rari casi, dicevo, di solito dopo che le persone si sono rese conto delle difficoltà mi aiutano per trovare delle soluzioni.

I compagni di studio come si comportano?

Frequento un corso quasi giornalmente e siamo una classe molto affiatata. È anche grazie a loro che situazioni come quella della docente che mi vieta di registrare vengono superate, perché mi passano gli appunti. Anche l’unica mia altra disavventura è stata causata da un’altra docente e non dai compagni. In quel caso, in sede d’esame, nonostante di solito tutti i docenti fino a quel momento si fossero mostrati disponibili a interrogarmi tra i primi per evitarmi attese troppo lunghe (per me è un po’ complicato utilizzare il bagno della Facoltà), si è rifiutata di offrirmi questa possibilità e mi ha fatto attendere fino a sera! Però in quattro anni sono solo questi due i casi di disagio. Per il resto mi sono sempre trovata bene.

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