Le barriere a scuola non hanno giustificazione

Sousina: l’inclusione cambia tutto

sousina (450 x 600)Sousina è una bambina etiope di dieci anni, affetta da tetraparesi spastica, che vive nella casa di accoglienza di Debora e Michele, la sua famiglia dal 2007. La cosa che mi ha colpita quando l’ho incontrata la prima volta sono stati i suoi grandi occhi scuri, che ti scrutano intensamente, i suoi capelli riccissimi e la sua risata fragorosa quando sente qualche suono familiare, ascolta musica o avverte qualche stimolo particolare. Vive nella provincia di Verona e frequenta la terza elementare.

Ho incontrato i suoi genitori per farmi raccontare la loro esperienza.

Aveva tre anni, quando è arrivata dall’Istituto Cerris, perché come casa di accoglienza ci era stata segnalata questa situazione e abbiamo sentito forte il desiderio di averla con noi. Dopo un paio di mesi di pratiche burocratiche, abbiamo iniziato la prassi per conoscerla e iniziare un cammino insieme ed è stato amore a prima vista! La prima volta che è venuta a casa nostra è stato complicato, perché lei non era abituata a una casa normale, ma alla cameretta di un centro. Appena l’abbiamo riportata al Cerris, però, ha pianto talmente tanto che ci ha fatto capire che voleva rimanere con noi. Nella cartella clinica alla dimissione la diagnosi era: “affetta da pianto inconsolabile”.

Com’è iniziata la vita insieme?

Ci è voluto un anno per studiarci a vicenda: Sousina ha imparato a mangiare seduta, a dormire la notte, ad avere quattro sorelle, ad abitare in una casa piena di gente e di rumori. L’abbiamo inserita subito in un contesto di “normalità” e quindi iscritta alla scuola materna, un ambiente che ci era piaciuto per l’esperienza con le figlie precedenti. Ci sembrava giusto farle vivere una realtà con un gruppo di coetanei, perché i suoi ricordi erano legati a bambini che come lei vivevano in una realtà “parallela”: l’istituto. È stata una bellissima esperienza per Sousina: ha trovato delle maestre fantastiche, un’operatrice che le ha voluto veramente bene e insieme ogni giorno organizzavano il turno di bambini che le davano una mano a pulirla e ad aiutarla a mangiare.

Cos’è una scuola inclusiva secondo voi?

Per rendere la scuola veramente inclusiva bisognerebbe partire dalle barriere strutturali, non dovrebbero esistere barriere architettoniche né per l’accesso, né per la gestione del tempo scolastico all’interno, grazie agli ausili e agli spazi adeguati. La seconda cosa su dobbiamo lavorare è la mentalità che, se da una parte ha fatto passi da gigante, dall’altra ha ancora tanta strada da fare. La scuola infatti, dovrebbe essere pensata non come un beneficio esclusivo per la persona con disabilità, ma come un’esperienza di reciprocità. È la scuola pubblica che trae giovamento dall’inserimento dello studente disabile. Sousina non è una presenza ininfluente in classe, ma diviene una fonte di ricchezza culturale per tutti: dà una dimensione della diversità, di come sia la vita, dell’accoglienza, di come il tempo debba essere regolamentato a seconda delle esigenze di tutti e non in base all’efficientismo.
È bellissimo che anche al di fuori dell’ambiente scolastico e durante le diverse occasioni conviviali in paese (carnevale, messa, giro in piazza…) , i compagni che la incontrano facciano a gara per salutarla, spingere la sua carrozza e mettersi in relazione con lei. Un bambino addirittura voleva chiamare la sorellina appena nata proprio Sousina.

Siete soddisfatti dunque del processo di inclusione che ha coinvolto la bimba?

Un episodio esemplare è accaduto quando un ragazzino ha chiesto alla nostra figlia maggiore:
«Perché Sousina è nera?»
«Perché ha avuto un’altra mamma e poi la sua mamma è diventata la nostra.»
«E perché è handicappata?»
«Sousina non è handicappata, è alternativa!».
Da quel momento tutti i compagni affermano con forza che Sousina è alternativa, correggendo chi utilizza terminologie come “handicappata” o “disabile”. È necessario passare dall’idea del Super Uomo alla comunità che deve partire proprio dalla fragilità per essere veramente civile.

(Valentina Bazzani, UILDM Comunicazione)

1 Risposta »

  1. Debora e Michele siete due persone straordinarie, grazie per la vostra amicizia.

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