Le barriere a scuola non hanno giustificazione

Da piccolo voleva fare l’inventore

davide costanzi1 (450 x 600)Davide Costanzi  ha 22 anni, è affetto da Distrofia di Duchenne, è brillante, intelligente e innamorato delle materie scientifiche. È socio della UILDM di Verona dal 1999 e si è laureato lo scorso 15 luglio presso la ex-Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali dell’Università degli Studi di Verona con 110 e lode. Or frequenta il corso di laurea magistrale in Ingegneria e Scienze Informatiche, con risultati eccellenti. In quarta e in quinta superiore ha partecipato alla fase nazionale delle Olimpiadi della Fisica, un traguardo di prestigio riservato alle menti particolarmente argute.

Davide, è raro trovare un ragazzo della tua età che raggiunge questi risultati, soprattutto in materie ostiche come queste. Da dove nasce la tua passione per l’Informatica e per la Fisica?

Sono sempre stato curioso del mondo che mi circonda, fin da piccolo la mia domanda tipica era “perché”. I miei idoli erano i grandi scienziati e sognavo di diventare un inventore. A 6 anni mi è stato regalato il primo computer che ho sempre utilizzato cercando di capire come funzionasse… è cominciato così il mio approccio all’Informatica, una scienza interessante, che ha applicazioni in molti campi e invade totalmente la nostra vita.
Al Liceo scientifico, grazie a un professore che mi ha trasmesso la sua passione, sono rimasto stregato anche dalla Fisica, ma non essendoci questa facoltà a Verona, al momento della scelta universitaria sono rimasto fedele all’Informatica, poiché cambiando città le difficoltà sarebbero state molte.

La tua giornata “tipo” quando vai in facoltà?

Il mio è un corso scientifico, quindi le lezioni e i laboratori sono importantissimi e occupano l’intera settimana. Alla mattina la sveglia suona presto, perché devo fare un’ora di terapia in posizione eretta indossando i tutori. È un esercizio che devo compiere abitualmente in tre momenti diversi della giornata per circa tre ore al giorno. Dopo la fisioterapia parto per l’Università con l’operatore che ho assunto con il progetto di Vita Indipendente, che resta con me durante la giornata per accompagnarmi in bagno, aiutarmi ad alzarmi e andare in mensa. Per tutto il resto mi aiutano anche i compagni. AllUniversità infatti, vado anche per studiare insieme a loro e per il piacere di stare in compagnia.

Quali sono le barriere più grandi che un ragazzo con disabilità incontra nell’ambiente scolastico? Cosa dovrebbe avere la scuola per essere davvero inclusiva?

Le barriere più grandi sono senza alcun ombra di dubbio quelle mentali. La cosa che mi ha sempre dato più fastidio è che se sei bravo, la prima cosa che pensa la gente è che sei favorito e non che te lo meriti, e questo a dispetto di tutto mi ha sempre spinto a dare ancora di più per far capire che tutto quello che sono in grado di ottenere da solo, l’ho raggiunto con le mie forze senza favoritismi o aiuti non necessari e non voluti. Per fortuna nell’ambiente universitario questo pensiero non è così diffuso come nella scuola, forse perché gli studenti sono persone adulte e ne vengono valutate e apprezzate le capacità senza pregiudizi.
Una volta abbattute le barriere mentali e creata una maggiore attenzione, tutti gli altri problemi possono essere affrontati e superati. Resta il fatto naturalmente che l’ambiente deve essere privo di barriere architettoniche e che deve esserci maggiore interesse anche da parte delle amministrazioni della scuola pubblica, perché molto spesso ci si scontra con una burocrazia miope che invece di aiutare sembra mettere i bastoni tra le ruote, magari nell’ottica di un ipotetico risparmio a danno dei più deboli.

Su che argomento hai scritto la Tesi di Laurea?

La mia Tesi era di tipo sperimentale e consisteva nella realizzazione di un programma su un argomento che rappresentava lo stato dell’arte nella progettazione di dispositivi integrati, dal titolo Generazione automatica di modelli IP-XACT. Questo lavoro mi ha impegnato per quasi un anno ed è stato inserito all’interno di una suite di vari programmi utilizzati per la progettazione e la verifica di sistemi hardware descritti in diversi linguaggi, si tratta di un prodotto commerciale. Un grande traguardo per una tesi triennale, che mi ha fatto capire che il programma che ho realizzato ha utilità pratica e non è stato un lavoro fine a se stesso.

Hai un modello di riferimento a cui vorresti assomigliare un giorno?

I miei riferimenti sono gli scienziati, le persone importanti che hanno cambiato il mondo con la forza delle idee. Ho dei modelli a cui mi ispiro, anche se quasi irraggiungibili: Albert Einstein, Stephen Hawking e Steve Jobs. Non sono affatto sicuro di riuscire a raggiungerli, ma puntando in alto si dà sempre il meglio.

Sogni e progetti futuri?
Lasciare un segno, fare qualcosa di importante che migliori la vita delle persone. E realizzare questo sogno possibilmente seguendo quello che mi piace fare e le mie passioni.

Cos’ha rappresentato per te la scuola?
La scuola ha rappresentato e rappresenta una parte importante della mia vita, un modo per seguire le mie passioni e conoscere il mondo. Mi ha permesso di mettere a frutto le mie capacità e di usarle al meglio.

Il ricordo più bello che hai di questi anni di formazione…
Il ricordo più bello è certamente quello della Laurea, il giorno in cui ho raggiunto il mio primo traguardo importante, un giorno speciale che ho condiviso con le persone più importanti della mia vita.

(Valentina Bazzani, UILDM Comunicazione)

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