Le barriere a scuola non hanno giustificazione

Due rampe di scale davanti alla palestra

IMG-20130310-WA0003Flavia ha 10 anni e frequenta la quinta elementare di un istituto di Ischia. In seguito ad un trauma peri-natale (travaglio eccessivamente prolungato della madre e mancato parto cesareo) riporta una severa anossia cerebrale con conseguente tetraplegia che non le ha mai consentito di deambulare autonomamente e di avere un normale sviluppo psicomotorio e del linguaggio. La bambina, quindi, è in carrozzina e comunica esclusivamente con gli occhi o, in alcuni casi, con il comunicatore. Ma, come sostengono la mamma e le insegnanti che la seguono dalla prima elementare, Flavia è sempre presente e comunica con tutto il corpo, soprattutto quando si tratta di esprimere un disagio. Proprio per il suo ritardo psicomotorio, al di là dell’acquisizione di nozioni e competenze, la scuola rappresenta per Flavia un fondamentale ed unico momento di incontro con i coetanei che le garantisce un minimo di integrazione sociale. Come per ogni bambino – ma anche ragazzo – che frequenta la scuola, una delle attività che più favorisce tale integrazione è certamente quella motoria (o educazione fisica). Ancor di più per Flavia che a causa del suo ritardo presenta notevoli limitazioni nell’utilizzo di tutti gli altri strumenti di comunicazione e quindi di relazione.

Il problema è che a causa di una doppia rampa di scale la bambina in carrozzina non può accedere alla palestra della scuola. Molte sono state le battaglie condotte dalla famiglia insieme alla scuola e alla stessa UILDM, presente con i propri volontari sull’isola da diversi anni, ma senza successo: i soldi per superare le barriere (architettoniche e non solo….) non ci sono. Nei primi due anni si era in qualche modo trovata una soluzione: grazie ad un accordo tra la scuola ed il centro di riabilitazione che eroga prestazioni fisioterapiche alla bambina, nei due giorni in cui erano previste le ore di attività motoria, effettuava la sua prestazione a scuola. Con la collaborazione di tutti, Flavia veniva portata in braccio fino alla palestra dove faceva fisioterapia su comuni materassini da palestra mentre gli altri bambini vi svolgevano gli esercizi fisici. Questo creava visibile soddisfazione sia alla bambina che ai compagni di classe che durante l’ora interagivano molto con lei.

Crescendo però la bambina è diventa più pesante e dall’anno scorso, in seguito anche ad una serie di comprensibili e giustificabili remore in termini di responsabilità da parte dei diversi operatori coinvolti, non è stato più possibile continuare questa esperienza e Flavia purtroppo si ritrova a rimanere sola in classe quando gli altri bambini vanno in palestra. Come sostiene l’insegnante di sostegno, questo per la bambina rappresenta una regressione notevole e con conseguenze importanti sia da un punto di vista emotivo – per la frustrazione vissuta e la condizione di isolamento cui è costretta – sia da un punto di vista cognitivo. Per l’insegnante di sostegno, infatti, la disponibilità di spazi adeguati potrebbe rappresentare un’ insostituibile ulteriore opportunità di lavoro con la bambina.

SITUAZIONE FAMILIARE

Flavia è primogenita di 3 figli, ha una sorella di 7 anni e 1 fratellino di 3. La mamma, Antonella, è un’insegnante precaria che lavora come supplente, per fortuna saltuariamente altrimenti non riesce ad immaginare come avrebbe potuto fare a sostenere il carico assistenziale di Flavia considerata la quasi totale assenza delle istituzioni. Basti pensare che, sempre rispetto alle carenze a scuola, poiché non c’è mai stata la disponibilità di un assistente alla persona, quando la bambina non riesce a controllare gli sfinteri le insegnanti sono costretti a telefonare alla madre che ovunque si trovi deve recarsi a scuola per il cambio del pannolino. Antonella è una donna combattiva, spigliata e intraprendente, che insieme al marito è riuscita a superare tanti ostacoli soprattutto in termini di barriere architettoniche: a loro spese infatti hanno realizzato un ascensore in casa, così come una piscina per consentire a Flavia l’accesso in acqua. Le piscine pubbliche o private infatti hanno una temperature troppo basse per corpi che non sono abituati al movimento e che quindi soffrono particolarmente il freddo. Si consideri che tenere riscaldata la piscina nel periodo invernale costa circa 600 euro di combustibile al mese! Ma il movimento in acqua è l’unica attività motoria libera che è consentita a Flavia e loro non vogliono che ci rinunci, anche perché le fa molto bene sul piano psicofisico.

L’unica battaglia che non sono purtroppo riusciti ancora a vincere è proprio quella delle barriere a scuola. Lo stesso accesso all’edificio scolastico, dichiara Antonella, è molto disagevole. Quando finalmente è riuscita ad ottenere le chiavi del cancello per accedere con l’auto fino alla rampa, la stessa, che è in asfalto come il resto dello spazio antistante, ha un manto irregolare, con buche e dislivelli che rendono faticoso spingere una carrozzina nonostante il peso leggero della bambina. La classe di Flavia è collocata nella prima aula che si incontra e quindi il tragitto dall’auto è breve ma anche l’ingresso in aula e la fruibilità degli spazi non sono agevoli: un piccolo gradino all’ingresso e un’aula le cui dimensioni consentono giusto la sistemazione della carrozzina al primo banco da dove però la bambina non può spostarsi in nessun altro posto all’interno della classe.

Alla domanda «come mai avesse scelto proprio quel plesso scolastico» Antonella risponde «perché era quello è più comodo per tutti!». E questa la dice tutta su quelli che sarebbero stati i disagi altrove ….

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1 Risposta »

  1. Nel 2010 la UILDM di Ischia e Procida presentò al Comune di Ischia una raccolta di firme a sostegno dell’abbattimento delle barriere architettoniche nella palestra “Sogliuzzo”. Dopo aver seguito l’iter tecnico, dopo oltre un anno siamo venuti a conoscenza dell’impossibilità a costruire uno scivolo. Dopo 2 anni ci è stato comunicato dall’ufficio tecnico che il costo di un servoscala ammontava a 30.000 euro. Pertanto la pratica veniva archiviata. Quest’anno per la giornata nazionale della UILDM 2013 ci siamo candidati per la risoluzione del problema. La testimonianza della mamma con l’intervista a Radio 1 è la prova che cerchiamo di seguire, nei limiti delle nostre possibilità, le iniziative costruttive e morali che intraprendiamo da circa dieci anni.

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