Le barriere a scuola non hanno giustificazione

Da Viktor Frankl a Carl Roger: la cultura di Valentina

Sequenza 03 spot laurea valentina (480 x 270)

Valentina Bazzani è uno dei protagonisti dello spot video istituzionale della UILDM, utilizzato quest’anno per promuovere la Giornata Nazionale di raccolta fondi in corso in questi giorni, finalizzata al finanziamento del progetto Assente Ingiustificato (trovi lo spot alla fine di questa intervista). Nel video è stato ricostruito il momento della sua laurea, e lei, 27 anni, veronese, giornalista, socia UILDM da una decina d’anni, si è laureata davvero nel 2007 e di nuovo nel 2010 con la laurea specialistica.

Le chiediamo di presentarsi. Quali sono i tuoi interessi?

Adoro scrivere, leggere, comunicare, conoscere nuove realtà, viaggiare, uscire con i miei amici. Amo l’arte, la musica, il cinema, la moda e il mio lavoro mi porta ogni tanto a intervistare dei personaggi che rappresentano dei miti per me. Sto scrivendo il secondo libro, seguito autobiografico di Una vita diversa (pubblicato a sedici anni). Sono estroversa, autoironica e rompi scatole. Non sopporto il pietismo, le frasi fatte e le persone che si approcciano a me se come fossi E.T. . Continuo a ripetere che la mia sedia a rotelle non è un’astronave!

Che barriere hai incontrato nel tuo percorso di studi?

La mia patologia si è manifestata intorno all’età di 12 anni, quindi il periodo elementari è stato un’oasi felice. Alle medie cominciavo a fare fatica a camminare e il fatto che l’edificio fosse senza ascensore comportava un grande disagio. Ricordo che i collaboratori scolastici e i docenti mi portavano in braccio per farmi raggiungere le aule, facendosi davvero in quattro per me. In terza media la mia situazione è precipitata e sono rimasta su una sedia a rotelle. Per assurdo il servoscala è arrivato l’ultimo giorno della terza media. La scelta delle scuole superiori è stata legata all’accessibilità degli edifici scolastici presenti in zona, quindi ho dovuto iscrivermi a un’Istituto tecnico commerciale, anche se la mia vocazione e i miei interessi erano orientati a un liceo classico o psicopedagogico. Sono stati cinque anni intensi che mi hanno permesso di diventare una ragioniera sognatrice e un po’ bizzarra. Sia alle medie che alle superiori in varie occasioni mi sono sentita una pecora nera: forse perché dovevo ancora accettare totalmente la mia situazione, forse perché a quell’età è difficile avvicinarsi a una compagna di classe con determinate problematiche, forse perché a quel tempo ero timidissima e fragile. Di fatto però, avevo pochissimi amici e investivo tutte le mie energie nello studio.
Poi finalmente è arrivata l’Università… tutto un altro mondo! Un ambiente totalmente accessibile e privo di barriere, non solo architettoniche, ma anche mentali. In quel contesto ho potuto abbracciare l’indirizzo che sognavo da sempre: il corso di Laurea in Scienze della Comunicazione e successivamente il corso di Laurea Specialistica in Giornalismo. All’Università mi sono sentita considerata come persona e valorizzata per le mie risorse.

Ci racconti la vera laurea, quella che non si vede nello spot?

La laurea triennale è arrivata il 6 dicembre 2007, la laurea specialistica il 10 giugno 2010.  Devo ammettere che sono stati i giorni più belli della mia vita, coronati con un inaspettato 110 e lode. Ho scelto di svolgere un elaborato dal titolo: Dalla sofferenza alla gioia: il senso della vita nella malattia in cui filosofia, psicologia e sociologia, prendendo come punto di riferimento la figura di Viktor Frankl, sono riuscite a dare una spiegazione alla sofferenza, arrivando all’accettazione e alla capacità dell’uomo di realizzarsi tramite la cosiddetta “forza di resistenza dello spirito”. Trattandosi di una tesi di Giornalismo, nella seconda parte del lavoro ci sono una serie di interviste a opinion leader (Beppino Englaro padre di Eluana, Mario Melazzini presidente di AISLA – Associazione Italiana Sclerosi Laterale Amiotrofica, Alberto Fontana, presidente della UILDM), medici, fisioterapisti e persone che vivono la malattia nel quotidiano. Sono stata in tesi un anno e mi sono trovata in perfetta sintonia con il mio relatore.

Che caratteristiche deve avere, secondo te, una scuola, per essere definita “accessibile”?

Deve essere una scuola priva di pregiudizi, che cerca di valorizzare la persona, offrendole tutti gli strumenti necessari per realizzarsi pienamente. Le barriere architettoniche si possono smantellare, per quelle mentali c’è ancora molto lavoro da fare.

Che significato ha nella tua vita il tuo percorso di istruzione?

E’ stato importantissimo, mi ha permesso di crescere, di maturare e di mettere a frutto le mie capacità. Ho investito tutto nella scuola.

Ora stai entrando nel mondo del lavoro: incontri altre barriere?

Da qualche mese sono iscritta all’Ordine dei Giornalisti e devo dire che frequentare il corso e successivamente sostenere l’esame a Venezia è stata una mission impossible, visto che la città è totalmente inaccessibile  tra un ponte e un traghetto. Però tra una risata e l’altra, mi sono organizzata con tre persone che mi aiutavano sollevando la carrozza nei vari tragitti impraticabili. L’esame è andato bene e quindi ora sono giornalista a tutti gli effetti. Sto collaborando da tre anni con alcuni giornali locali, occupandomi di musica/spettacoli, associazioni di volontariato e disabilità. Sono inoltre al terzo anno del corso di Counselling Professionale, un percorso che ti forma come professionista nella relazione di aiuto, seguendo le teorie di Carl Rogers.

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