Le barriere a scuola non hanno giustificazione

Quando la patologia non si vede

foto_graziano_rossi (165 x 209)Intervista a Graziano Rossi, giovane editore e caporedattore di Ghigliottina, una testata giornalistica online di Roma che sostiene la campagna Assente Ingiustificato.

Come sei venuto a sapere del progetto Assente Ingiustificato?

Grazie al portale della UILDM, che seguo quotidianamente dato che la Sezione di Roma mi segue dal punto di vista medico per la mia patologia (distrofia muscolare di Becker).

Qual è il tuo percorso di studi e che ruolo ha l’istruzione nella tua vita?

Sono diplomato come ragioniere e possiedo una laurea in Scienze della Comunicazione (indirizzo giornalismo). Già durante l’adolescenza consideravo l’istruzione come uno degli step fondamentali nella vita di una persona, innanzitutto da un punto di vista educativo, di formazione, ma anche pensando a un futuro nel mondo del lavoro, al di là degli studi universitari che poi decisi di intraprendere dopo la maturità.

Che limitazioni fisiche ti comporta la distrofia di Becker (BMD)?

Da neo ventinovenne (ho compiuto gli anni da poco) diciamo che inizio a ‘sentire’ qualche difficoltà in più, soprattutto dal punto di vista dell’affaticamento dei muscoli delle gambe, che poi sono quelli più colpiti dalla BMD. Salgo a casa o in ufficio con l’ascensore invece di prendere le scale, mi faccio aiutare nel portare i pesi (per esempio le buste della spesa), sui mezzi di trasporto ho necessità di stare seduto (visto che Roma non è la città migliore per andare in giro su un autobus o in metropolitana). Sicuramente lo sport mi aiuterà nel condurre una vita quanto meno normale nonostante la malattia che, seppur molto lentamente, degenera col passare degli anni.

Nel tuo percorso di studi hai mai incontrato barriere, fisiche e non solo, carenza di ausili, servizi, altro?

Be’, durante gli anni scolastici gli istituti che ho frequentato a Foggia, dove sono cresciuto, erano quasi tutti sprovvisti di ascensore, mentre quando frequentavo La Sapienza, l’Università di Roma, a volte la mancanza di aule disponibili per la mia facoltà costringeva me e i miei compagni di studio a seguire le lezioni nei cinema della Capitale piuttosto che in strutture adeguate. Dal punto di vista emotivo gli anni delle medie e delle superiori non sono stati facili, perché quando si è in età adolescenziale è difficile far capire a un ragazzino che non riesci a giocare a calcio, o che dopo qualche minuto di corsa sei già senza fiato. Crescendo le cose sono cambiate (perché sono cambiato/cresciuto anche io), ma ancora oggi quando racconto a qualcuno che soffro di distrofia muscolare la reazione è sempre la stessa: “Ma non si vede che hai una malattia!”. Ecco, io credo fermamente nel fatto che bisognerebbe (a proposito di istruzione) educare tutti, non solo chi soffre di una patologia e i suoi parenti e amici, nell’essere consapevoli di quello che provocano spesso le malattie, rare o no, ‘visibili’ o ‘invisibili’ che siano.

Come dev’essere, a tuo parere, una scuola per guadagnarsi la definizione di “scuola accessibile a tutti”?

Innanzitutto dev’essere accessibile nel vero senso della parola, cioè rendere tutte le strutture adeguate per qualsiasi tipo di studente che abbia la necessità di raggiungere l’aula. In secondo luogo, ancora più importante, se è vero che spesso chi ha delle problematiche viene affiancato da un insegnante di sostegno, penso che questi non debba sostituirsi in tutto e per tutto agli insegnanti degli altri alunni, ma entrambi i docenti dovrebbero lavorare per favorire una inclusione totale. Spesso invece accade esattamente l’opposto: il problema di natura fisica emargina, causa solitudine, e questo non dovrebbe accadere. Questo è un discorso di educazione di base, che non riguarda solo chi ha una malattia, basta pensare ai figli di immigrati che vengono mal visti addirittura dagli stessi insegnanti per esempio della scuola primaria, che evidentemente non possono essere considerati educatori se invece di far capire ai piccoli che si è tutti uguali, evidenziano tutte le diversità. Ecco perché l’accessibilità deve essere non pensata, ma attuata, da tutti i punti di vista, strutturali e soprattutto mentali.

Sei l’editore di Ghigliottina, una testata giornalistica online. Ce ne parli?

Ghigliottina-Un nuovo taglio all’informazione è un settimanale online nato a Roma qualche anno fa, è un progetto editoriale indipendente incentrato sull’attualità nazionale ed internazionale. Noi ci impegniamo lavorando   senza declinazioni politiche, approfondendo fatti ed eventi che sempre più spesso vengono letteralmente emarginati dai media generalisti. La redazione è formata per lo più da persone che studiano all’Università, hanno un lavoro oppure, purtroppo, lo stanno cercando, e anche da chi si sta avvicinando al giornalismo, in Italia una professione sempre più maltrattata, soprattutto dal punto di vista economico. Il nostro impegno ha come principio quello della formazione, da un punto di vista della scrittura, dell’analisi, ma anche altri aspetti del giornalismo multimediale di oggi, come ad esempio servizi video autoprodotti, disponibili sul nostro canale Youtube Ghigliottina Tv.

Che tipo di sostegno state offrendo alla Giornata Nazionale UILDM e quali sono le motivazioni del vostro interesse?

Il nostro intento è di divulgare il più possibile l’iniziativa, per sensibilizzare sul tema i nostri lettori e in generale l’opinione pubblica. Nell’era del web 2.0 la condivisione dev’essere intesa come un passaparola, soprattutto quando si parla di persone che hanno difficoltà ad essere incluse completamente nella società. L’informazione deve essere al servizio del cittadino, a cominciare dalla promozione sociale.

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